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Mille e una Grotta a San Giorgio Lucano

associazione culturale

Inbuonafede.it denuncia i lavori alla Timpa

Pubblicato su 3 Febbraio 2014 da Mille e una Grotta a San Giorgio Lucano

La rovina legalizzata delle storiche grotte della Timpa

Lavori in opere pubbliche si realizzano da tempo nelle contrade più storiche di san Giorgio Lucano. Iniziano in un tempo che disconosce il valore culturale delle cose, ma continuano tuttora che questo valore è ampiamente emerso, in balia di una confusionaria visione politica.

In questi ultimi due anni infatti, le grotte di San Giorgio Lucano, circa 1200 manufatti scavati nel corso dei secoli dalla mano dell’uomo e utilizzati ancora oggi a fini agro-pastorali, sono state al centro delle attenzioni di vari enti pubblici, prima di tutto dell’amministrazione comunale attuale ma anche del Parco Nazionale del Pollino e dell’APT Basilicata che hanno di fatto accolto le richieste dell’Associazione Culturale Mille e una Grotta a San Giorgio Lucano nel tentativo di tutelarle, in un primo tempo, richiedendo appunto la loro annessione nel territorio del Parco nazionale, e di conseguenza valorizzarle, per rinvigorirne l’uso tradizionale, come bene immateriale. Tutti passi necessari per la fruizione di un pubblico più esteso e interessato a scoprirne il significato.

Purtroppo, proprio in questi giorni, lavori di consolidamento anti-frana stanno rovinando ulteriormente l’aspetto tipico dei luoghi, proprio nelle grotte del paese finora considerate più belle perché più autentiche negli aspetti naturali e architettonici: le grotte della Timpa.

Già nel 2005, un cantiere simile aveva distrutto alcune grotte nella stessa contrada classificata ad alto rischio frana. Il primo lotto di lavori, neanche integralmente naturalistico ha visto un grande uso di cemento. Prioritario è stato il consolidamento delle pendenze col sacrificio di molte grotte spianate in corso d’opera.

Lavori ampiamente criticati da chi il valore storico lo percepiva. Seguirono ancora altri lotti e, stavolta i lavori evolvono verso l’ingegneria naturalistica. Era stata posta una discutibile rete di contenimento sulla ripida parete di arenaria, con una bio stuoia che avrebbe dovuto essere colonizzata da vegetazione, cosa mai avvenuta in effetti. Il risultato estetico è pessimo. Ai visitatori di quest’estate 2013 non è sfuggito il deturpamento dell’intero paesaggio che le grotte, disposte su più livelli, compongono.

Un vero peccato. Un’occasione perduta per dare risalto alla storia.

Purtroppo, alla fine del 2013, è iniziata un’ulteriore fase di lavori. L’associazione culturale Mille e una Grotta si è subito attivata per non reiterare l’errore del passato ed evitare un ulteriore scempio, coinvolgendo gli enti preposti alla tutela del bene. Ma mancando ancora una normativa di protezione dell’ipogeo sangiorgese, i tecnici hanno deciso, in accordo con l’amministrazione comunale (ma senza avvisare i membri dell’associazione che si erano mobilitati per tempo nel tentativo di fermare i lavori in attesa di criteri di salvaguardia del paesaggio), di continuare con gli stessi criteri di consolidamento. Ancora reti e bio stuoie, ma stavolta colorate. Reti che a nulla servono riguardo i consolidamenti, poiché non esse sostengono la roccia, la roccia sostiene le reti.

Tutto ciò alla luce del vivo interesse culturale suscitato dalle grotte non sarebbe dovuto accadere. Consolidare sì, ma con l’accortezza che si consolida un sito storico archeologico. La rete avrebbe dovuto confondersi con il colore naturale della roccia sabbiosa. Ma il risultato è a dir poco orrendo. Oggi chi percorre la Sarmentana, voltando lo sguardo verso San Giorgio Lucano, non noterà più le suggestive grotte, ma ben due reti, di cui una, l’ultima, che è un vero pugno nell’occhio e soprattutto nel cuore di chi s’impegna da anni, per tutelare e valorizzare un patrimonio unico.

E chi ha avvallato recentemente l’ulteriore lotto di consolidamenti dovrebbe mostrare maggiore chiarezza politica. Non si può avere come si dice: la botte piena e la moglie ubriaca. Ancora una volta questione di buona fede.

Florelle Murzilli

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